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domenica, 21 Aprile 2024

I 75 anni della prima seduta del Senato, “Per suffragio di popolo a presidio di pubbliche libertà”. Il riformista Bonomi presidente, dopo la vittoria della DC il 18 aprile 1948

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha assistito alla cerimonia celebrativa del 75esimo anniversario della prima seduta del Senato della Repubblica, che si aprì alle ore 10 di sabato 8 maggio 1948 nell’Aula di Palazzo Madama. Gianni Morandi ha aperto l’evento con l’inno di Mameli e lo ha chiuso con una esibizione musicale in cui ha proposto molti dei brani che hanno accompagnato la vita della Repubblica. In occasione della prima seduta del Senato, venne eletto presidente Ivanoe Bonomi con 198 voti. Già presidente del Consiglio prima del fascismo, tra il 4 luglio 1921 e il 26 febbraio 1922, Bonomi fu poi a capo di altri due esecutivi tra il 1944 e il 1945, quando era leader del Partito Democratico del Lavoro, formazione antifascista di ispirazione democratica e riformista.

Elezioni

La composizione del Senato della prima Legislatura repubblicana venne determinata dalle elezioni politiche del 18 aprile 1948. La Democrazia Cristiana sconfisse il Fronte Democratico Popolare (PCI e PSI) e si aggiudicò la maggioranza relativa dei voti e quella assoluta dei seggi, caso unico nella storia della Repubblica. Questo risultato rese il partito guidato da Alcide De Gasperi il punto di riferimento per l’elettorato anticomunista e il principale partito italiano per quasi cinquant’anni. Allo scudocrociato andò poco più del 48% dei voti, mentre la sinistra con circa il 30% fu fortemente ridimensionata rispetto alle precedenti elezioni, quelle per l’Assemblea Costituente del 2 giugno 1946. Decisiva fu la scissione socialdemocratica di Palazzo Barberini del gennaio 1947, con l’uscita dal PSI dei filo-USA guidati da Giuseppe Saragat.

Proporzionale

Al Senato, eletto con sistema proporzionale su base regionale, la DC ottenne il 48,11% e 131 seggi, il Fronte Democratico Popolare il 30,76 e 72 seggi. Oltre agli eletti, gli ex senatori del Regno non dichiarati decaduti – come previsto dalla III disposizione transitoria della Costituzione – divennero componenti di diritto per la legislatura. Nella votazione per il presidente, il candidato della sinistra, Umberto Terracini, ottiene 111 voti. L’8 maggio 1948 rappresenta una data storica per il nostro Paese, quel giorno prende vita il nuovo Parlamento disegnato dai ‘padri costituenti’. A differenza del precedente Senato del Regno, il Senato della Repubblica è diretta espressione e rappresentanza della sovranità popolare. La lapide bronzea che si trova sulla parete frontale dell’Aula di Palazzo Madama reca la scritta: “Per suffragio di popolo a presidio di pubbliche libertà”.

Parlamento

Il Senato, unitamente alla Camera dei deputati, costituisce il Parlamento italiano. I due rami del Parlamento si rapportano secondo un sistema bicamerale perfetto. In seguito alla riforma costituzionale del 2020, il numero dei senatori è stato ridotto a 200, di cui 4 eletti nella circoscrizione estero. Il mandato elettorale dura 5 anni. In aggiunta ai senatori elettivi, fanno parte del Senato in qualità senatori a vita gli ex Presidenti della Repubblica e fino a cinque senatori nominati dal Presidente della Repubblica per altissimi meriti in campo sociale, scientifico, artistico e letterario. I presidenti del Senato rappresentano la seconda carica della Repubblica. Cesare Merzagora con quattordici anni e mezzo di presidenza (nell’arco di tre legislature) detiene il record di durata, mentre Amintore Fanfani ha il record di elezioni, ben cinque. Carlo Scognamiglio è stato il presidente più giovane e nel 2018 Maria Elisabetta Alberti Casellati la prima donna a ricoprire la carica.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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