Joseph Boakai vince il ballottaggio con l’uscente George Weah, è il nuovo presidente della Liberia
== AGGIORNAMENTO ==
Monrovia, 18 novembre – Joseph Boakai è il nuovo presidente della Liberia. L’ex stella del calcio e capo dello Stato uscente, George Weah, ha ammesso la sconfitta nel ballottaggio. Una pagina di democrazia in un Paese che aveva visto nel passato colpi di stato militari e guerre civili. Boakai, 78 anni, è già stato vicepresidente della Liberia ai tempi di Ellen Johnson Sirleaf, prima donna eletta presidente in Africa. “Vogliamo innanzitutto avere un messaggio di pace e di riconciliazione”, ha detto Boakai ai suoi sostenitori in festa nelle strade della capitale, Monrovia. Dal canto suo Weah ha rimarcato: “Il popolo liberiano ha parlato. Vi esorto ad accettare il risultato delle elezioni. Il nostro momento verrà di nuovo”.

Dalle ovazioni di San Siro sponda rossonera alla stretta di mano con Joe Biden alla Casa Bianca. George Weah intende restare presidente della Liberia e si è ricandidato alle elezioni svoltesi martedì 10 ottobre nel Paese dell’Africa occidentale. Weah, 57 anni, cresciuto nei bassifondi della capitale Monrovia e poi stella del calcio fino al Pallone d’oro vinto nel 1995, dovrà superare il 50% per evitare il ballottaggio. Gli analisti ritengono probabile il suo successo, però con un possibile secondo turno contro il principale avversario Joseph Boakai, 78 anni.
Schiavi
La Liberia, nata nell’XIX secolo per iniziativa di un gruppo di schiavi affrancati di ritorno dagli Stati Uniti, è stata afflitta da due guerre civili tra il 1989 e il 2003, con oltre 250mila vittime. Devastante l’epidemia di Ebola del 2013-2016 con migliaia di morti. Nel 2017 Weah venne eletto al ballottaggio, sempre contro Boakai, con oltre il 60 per cento dei voti. Per la prima volta la Liberia sperimentò un cambio di governo democratico, dopo che la prima donna eletta presidente in Africa, Ellen Johnson Sirleaf, dovette lasciare per il limite costituzionale di due mandati. “Ho chiesto al popolo liberiano un secondo mandato”, ha detto Weah in campagna elettorale, “perché ho bisogno di più tempo per mantenere le promesse”, a partire da quella di ricostruire l’economia del Paese.
Crescita
Storicamente la Liberia dipende fortemente dagli aiuti internazionali e dall’export di risorse naturali: ferro, caucciù e legname. Secondo la Banca Mondiale l’economia è cresciuta quasi del 5% nel 2022, ma l’Agenzia ONU per lo sviluppo segnala che il 52% della popolazione vive in povertà e un ulteriore 23% è in condizioni economiche di vulnerabilità. Boakai ha condotto la sua campagna con lo slogan “Salvataggio” rispetto alla gestione di Weah, ritenuta fallimentare anche contro la corruzione. Lo scorso anno Weah ha licenziato il suo capo di gabinetto e altri due alti funzionari, dopo che Washington li aveva sanzionati per corruttela. Altra promessa mancata, quella dell’istituzione di un tribunale per i crimini di guerra, per assicurare alla giustizia i ‘signori’ della guerra civile. Ma Weah, in un Paese dove il 60% della popolazione ha meno di 25 anni, ha sostenuto che “concentrarsi sui vecchi crimini non è il modo migliore per raggiungere lo sviluppo”.
Tribunale
Boakai e altri due candidati di spicco, l’uomo d’affari Alexander Cummings e l’avvocato per i diritti umani Tiawan Gongloe, hanno denunciato la “cultura dell’impunità” e si sono impegnati a istituire il tribunale. I candidati in lizza erano in totale 19, tra i quali due donne. Il voto, secondo gli osservatori della ECOWAS (Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale), si è svolto in modo pacifico, nonostante il precedente di alcuni scontri tra fazioni con tre morti durante la campagna elettorale.
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