15.5 C
Roma
venerdì, 23 Febbraio 2024

L’economia italiana alla prova del conflitto in Medio Oriente. Analisi di Competere.Eu, rischia di allontanarsi l’obiettivo di crescita del governo

L’incertezza derivante dalle crescenti tensioni geopolitiche mette alla prova l’economia italiana. Tra i canali d’impatto: l’interscambio commerciale, l’aumento dei prezzi dell’energia, le conseguenze di possibili interruzioni lungo la filiera globale dei semiconduttori. Lo rileva l’analisi congiunturale di ottobre del think tank Competere.Eu.

Canali

In questo quadro aumentano i rischi al ribasso sull’andamento dell’economia italiana nel breve periodo. E ciò rischia di allontanare ulteriormente il raggiungimento dell’obiettivo di crescita del governo. “Gli effetti del conflitto in Medio Oriente – afferma il segretario generale di Competere.Eu, Roberto Race – potranno essere significativi e colpire l’economia italiana attraverso canali diretti e indiretti. Un’economia che già prima del conflitto mostrava segni di indebolimento, a causa della caduta della domanda interna. Credit crunch e perdita di potere d’acquisto hanno fiaccato investimenti delle imprese e consumi delle famiglie”.

Indiretti

L’impatto dello scontro tra Israele e Hamas, con i connessi rischi di allargamento del conflitto, impatta innanzitutto sull’interscambio commerciale tra Italia e Israele. Nel 2022 valeva circa 4,8 miliardi di euro (con un saldo positivo per 2,3 miliardi di euro). Con export concentrato prevalentemente in macchinari e apparecchiature, prodotti alimentari e gomma-plastica. Mentre l’import da Israele è rilevante per i prodotti chimici e l’elettronica. Gli effetti indiretti si avrebbero, in particolare, attraverso gli aumenti dei prezzi specie del gas, di cui l’Italia è ancora fortemente dipendente. Inoltre, poiché Israele è tra i principali produttori al mondo di microchip avanzati, ci potrebbero essere ricadute significative sulla catena globale dei semiconduttori, con conseguenze economiche rilevanti in svariati settori.

Stime

“Per l’Italia il Fondo Monetario Internazionale – sottolinea Race – ha tagliato le stime di crescita sia per il 2023 che per il 2024. Stime più pessimistiche rispetto a quanto il governo ha indicato nella NADEF (PIL +0,8% quest’anno e +1,2% il prossimo). Se si realizzasse una crescita del PIL più bassa rispetto a quanto atteso del governo, si avrebbero implicazioni significative su deficit e debito. La differenza viene sostanzialmente dalla capacità di realizzare nei tempi giusti e in maniera efficiente il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)”. Tra gli aspetti che potranno dare un contributo positivo, per Competere.EU c’è la decelerazione dell’inflazione. Se dovesse confermarsi questa tendenza – rimarca Race – “sarebbe un sollievo”. In ogni caso, conclude l’analisi di Competere.Eu, servirà “un monitoraggio continuo da parte dei policy makers, per poter programmare risposte adeguate a situazioni che potranno rapidamente peggiorare”.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

Altro dall'autore

Articoli più letti