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venerdì, 23 Febbraio 2024

Presidenzialismo: la ricetta di Meloni si chiama premierato. La leader della destra vuole vincere dove tanti hanno fallito, a partire da Craxi

L’hanno sognato in molti da Bettino Craxi a Berlusconi a Renzi, ora Giorgia Meloni è convinta di aver trovato la ricetta giusta per il presidenzialismo all’italiana. La formula, varata dal Consiglio dei ministri sotto forma di disegno di legge costituzionale, è quella “dell’elezione diretta del presidente del Consiglio dei ministri” e della “razionalizzazione del rapporto di fiducia” con il Parlamento. Meloni l’ha definita “la madre di tutte le riforme che si possono fare in Italia”.

Terza Repubblica

Si vuole mettere “fine – assicura Meloni – alla stagione dei ribaltoni, alla stagione dei giochi di palazzo, alla stagione del trasformismo, delle maggioranze arcobaleno e dei governi tecnici. Mettiamo gli italiani davanti a una grande rivoluzione”, che “ci porta nella Terza Repubblica”. Come si sa la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni e finora nessuno è riuscito a raggiungere l’obiettivo. Anzi, mal gliene incolse… politicamente parlando. Il percorso di riforma costituzionale è davvero un sentiero a ostacoli, i padri costituenti hanno previsto letture plurime dei due rami del Parlamento, la necessità di maggioranze invulnerabili e alla fine, eventualmente, il giudizio referendario del popolo sovrano.

Referendum

Con il referendum si scottarono proprio Berlusconi e Renzi, bocciati con disonore dagli elettori. Ma quando il referendum andò bene, vennero confermate due riforme – quella del Titolo V e quella della riduzione del numero dei parlamentari – considerate una vera iattura per il benessere della democrazia. Ora arriva il “premierato” meloniano, chi vivrà vedrà. Intanto ecco il ‘bugiardino’ allegato dal Consiglio dei ministri alla presentazione della legge di riforma costituzionale. “Ha l’obiettivo di rafforzare la stabilità dei governi, consentendo l’attuazione di indirizzi politici di medio-lungo periodo”. Di “consolidare il principio democratico, valorizzando il ruolo del corpo elettorale nella determinazione dell’indirizzo politico della nazione” e di “favorire la coesione degli schieramenti elettorali”, evitando “il transfughismo e il trasformismo parlamentare”.

Versanti

Il testo, annuncia il governo, opera su cinque versanti:

1) Introduce un meccanismo di legittimazione democratica diretta del presidente del Consiglio, eletto a suffragio universale con apposita votazione popolare che si svolge contestualmente alle elezioni per le Camere, mediante una medesima scheda. Si prevede, inoltre, che il presidente del Consiglio sia necessariamente un parlamentare.

2) Fissa in cinque anni la durata dell’incarico del presidente del Consiglio, favorendo la stabilità del governo e dell’indirizzo politico.

3) Garantisce il rispetto del voto popolare e la continuità del mandato elettorale conferito dagli elettori, prevedendo che il presidente del Consiglio dei ministri in carica possa essere sostituito solo da un parlamentare della maggioranza e solo al fine di proseguire nell’attuazione del medesimo programma di governo. L’eventuale cessazione del mandato del sostituto così individuato, determina lo scioglimento delle Camere.

Minimale

4) Affida alla legge la determinazione di un sistema elettorale delle Camere che, attraverso un premio assegnato su base nazionale, assicuri al partito o alla coalizione di partiti collegati al presidente del Consiglio il 55 per cento dei seggi parlamentari, in modo da assicurare la governabilità.

5) supera la categoria dei senatori a vita, precisando che i senatori a vita già nominati restano comunque in carica.

Secondo il governo: “Il testo si ispira a un criterio ‘minimale’ di modifica della Costituzione vigente, in modo da operare in continuità con la tradizione costituzionale e parlamentare italiana e da preservare al massimo grado le prerogative del Presidente della Repubblica, figura chiave dell’unità nazionale”.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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