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martedì, 23 Luglio 2024

Riforme: parte il secondo tempo Meloni/Schlein, ultima fermata referendum. Prove tecniche di Fronte popolare per bloccare la deriva autoritaria

Bloccare le cosiddette riforme volute dalla destra, destinate a stravolgere l’assetto istituzionale del Paese. È partito il secondo tempo del confronto Meloni/Schlein, che dovrebbe concludersi con il ko per l’una o per l’altra nella prova decisiva del referendum costituzionale. Il Senato ha dato il via libera in prima lettura al premierato e dalla Camera è giunto il disco verde per l’autonomia differenziata. Meloni gongola e con un linguaggio che ricorda quello di Orban al recente vertice europeo scandisce: “Un primo passo in avanti per mettere fine ai giochi di palazzo e restituire ai cittadini il diritto di scegliere da chi essere governati”.

Percorso

Il percorso tuttavia è ancora lungo e come è già capitato per altri tentativi di riforma costituzionale non sono escluse sorprese. Per concludere la prima lettura il testo sul premierato dovrà essere approvato a Montecitorio. Poi, dopo un periodo di almeno tre mesi, sarà necessario un ulteriore passaggio in entrambi i rami del Parlamento, senza alcuna modifica, altrimenti ci vorrà un altro esame. In ogni caso in assenza di voto finale con la maggioranza qualificata dei due terzi, un quinto dei membri di una Camera potrà richiedere entro tre mesi il referendum confermativo.

Elettori

A quel punto saranno i cittadini elettori a esprimersi e per il via libera servirà la maggioranza dei voti validi, a differenza dal referendum abrogativo senza quorum. Una sfida definitiva, alla “Mezzogiorno di fuoco”, per la quale Schlein ha iniziato le prove tecniche di compattamento di un non scontato Fronte popolare, che al momento vede ai margini del campo di gioco soltanto Azione e Italia viva. Il referendum sarà “un passaggio cruciale della storia italiana e europea. Facciamoci trovare pronti, uniti e compatti”, ha detto con forza la segretaria del Pd dal palco, nella prima riuscita manifestazione di piazza Santi Apostoli a Roma. “È importante come forze di opposizione e realtà politiche, sociali e associative essere tanti cittadini insieme per impedire di stravolgere la nostra Costituzione. Li fermeremo insieme, li dobbiamo fermare”.

Padri costituenti

Schlein è convinta che il Fronte possa allargarsi anche a quanti oggi tentennano: “Ci siamo rivolti a tutti, abbiamo invitato tutti. C’è sempre tempo per allargare quando gli obiettivi sono comuni. Mi appello a tutte le forze di opposizione: basta divisioni. Teniamoci strette le differenze, che sono importanti se riusciamo a metterle a valore. Siamo qui tutti insieme, perché siamo tutte e tutti antifascisti”. E mentre dalla piazza risuonava lo slogan: “Unità, unità”, la leader dem ha chiarito i termini della questione: “Il premierato non esiste in nessun altro Paese al mondo. È un sistema pericoloso, perché scardina l’equilibrio dei poteri previsto nella Costituzione. Un Parlamento eletto a strascico dietro a un capo è meno autonomo e la democrazia non si risolve nell’elezione di un capo ogni cinque anni”. Insomma, quella di Meloni è una ‘furbata’, una scorciatoia autoritaria. Al cittadino viene detto: “Tu decidi”, ma in realtà – rimarca Schlein – è soltanto un “decido io per cinque anni”. La Costituzione “più bella del mondo” è messa nuovamente alla prova. Se agli occhi degli elettori la volontà di Meloni apparirà solo come la burbanza già mostrata in passato da altri presidenti del Consiglio, potrebbe vedersi riconfermata una volta di più la lungimiranza e la saggezza di Padri costituenti.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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