Dovevano esser quelli dello streaming, della trasparenza, dell’uno vale uno. Ma la decrescita politicamente infelice del Movimento 5stelle segue percorsi molto più tortuosi. Mentre i consensi calano a picco rispetto al boom delle politiche 2018, il confronto politico pentastellato si fa sempre più misterioso. I vertici tra gli odiati vecchi partiti e i caminetti dei leader d’antan fanno un baffo alle manovre sotterranee dei vari capi pentastellati, ormai divisi su tutto. Casaleggio fa lo sgambetto a Conte, Di Maio spernacchia Crimi, Grillo tira le orecchie a Di Battista.

Fonti qualificate

È un susseguirsi di “si dice”, “sarebbe”, “avrebbe” corredati dall’ormai classico “confermano o smentiscono” non meglio identificate “fonti qualificate”. Agli odiati giornalisti alla fine si spiffera tutto e tutto viene a galla, ma nel modo meno limpido possibile. Tutti sbuffano, tutti mugugnano in continuazione, tutti sibilano eppure nessuno ha mai il coraggio di parlare apertamente. E allora, ecco che senza un confronto aperto ci si allea prima con Salvini e poi con il Pd. L’unica certezza sono i lavorii nascosti, sottobanco dei vari gruppi e gruppetti, non correnti per carità, per affossare prima una coalizione e poi l’altra. Dal gennaio scorso, data delle dimissioni del capo politico Luigi Di Maio, la baracca viene portata avanti da Vito Crimi, parafulmine per tutte le occasioni. Si attendono i salvifici Stati Generali continuamente rimandati.

Confusione

Intanto, le guerre e guerriglie politiche a suon di scomuniche, espulsioni e insulti si consumano un giorno dopo l’altro. Si va dalle rendicontazioni sugli stipendi dei parlamentari al Mes, dalla revoca per Autostrade alle misure economiche per la ripartenza. Una confusione totale evidenziata da ultimo dalla vicenda Liguria. Conte e Grillo sembra in favore di possibili alleanze con il Pd per le regionali di settembre, mentre Di Maio rema contro. Poi quando a Genova si trova la convergenza su di un candidato, il giornalista del Fatto Ferruccio Sansa, ecco che parte il cannoneggiamento. Questa volta, come su di un ottovolante impazzito, il garante Beppe si sarebbe schierato con il suo ex delfino Di Maio. Loro due contro Crimi, ma anche contro Conte e contro il direttore del Fatto, Marco Travaglio.

Cassimatis

Alla fine sembra, e bisogna sottolineare il sembra, che tutto sia tornato a posto. Grillo che telefona a Crimi per il via libera alla candidatura del – come riferisce l’agenzia Ansa – “meno peggio”. A Genova è ancora fresco il ricordo dell’azzeramento della candidatura a sindaco di Marika Cassimatis, appena investita dalla base grillina con le “Comunarie” online. È stato poco più di un paio di anni fa: Grillo la stroncò con un inappellabile “vaffa” e le proibì l’utilizzo del simbolo del Movimento.